00 9/2/2008 12:31 AM
Ci troviamo all'interno di un'arena EWF.. D'improvviso si spengono all'unanime tutte le luci. E' buio pesto, il silenzio cala all'interno del palazzetto. In lontananza udiamo un colpetto di tosse, c'è sicuramente qualcuno. Si odono i passi fermi e lenti di un uomo, che a distanza si sta avvicinando alla telecamera. No, cambia improvvisamente direzione. Forse si dirige nella parte opposta della zona.. E' tutto fermo, piatto. L'atmosfera è perfetta per un film di paura, non c'è un anima all'interno della struttura. Un uomo però c'è, e a quanto pare non vuole farsi inquadrare. I passi tornano prepotentemente alle orecchie del cameramen, in lontananza scorgiamo la figura di un uomo. Indossa degli occhiali da sole, ed una grande e luccicante catena al collo. Si ferma, quasi come se stesse studiando, a distanza, la telecamera. Poi si muove, di nuovo. Lentamente. Forse è in attesa di qualcuno, forse si sta nascondendo, da qualcuno o da qualcosa. Un rumore improvviso rompe il silenzio creatosi all'interno del palazzetto. Niente si muove, nulla è cambiato. L'uomo è sempre li'. Fermo. Immobile. Ad osservare. Poi si abbassa, con attenzione e calma piatta. E' attento. Non vuole far avvicinare nessuno. Spesso si gira attorno, osservando se qualcuno lo sta spiando. Inizialmente sembra essersi seduto, ma è un'impressione. E' sempre li'. Tutto fermo. Immobile. Poi un grido. Acuto. Si avverte improvvisamente dolore e sofferenza. Di qualcuno. E' tutto più freddo ed oscuro. L'uomo deve essersi ferito con qualcosa. Si abbassa nuovamente. Sembra come se stesse osservando o scrivendo qualcosa a terra. La situazione è surreale. E' tutto cosi' strano. Sembra di essere in un film, o in un qualcosa del genere. La figura si rimette in piedi. Poi una risata. Grassa. Famigliare. E' tutto cosi' impressionante. Dei passi. Sempre loro. Lenti, pesanti. Si odono ancora a distanza. Il suono è sempre più lontano. Man mano diventa sempre più impercettibile, fino poi a scomparire del tutto. Attimi di silenzio. L'uomo non c'è più. Prendiamo coraggio. Ci avviciniamo pian piano alla zona dove fino a pochi secondi fa c'era un uomo che rideva beffardamente. Siamo vicini, sempre di più. Un grido. L'ennesimo. La telecamera è in mille pezzi. Il regista viene stramazzato al suolo. Un'altra risata. Ancora un'altra. L'uomo è ancora qui. Poi si allontana definitivamente. Felice, soddisfatto. Si ode la sua beffarda risata a metri e metri di distanza. Echeggia all'interno dell'arena. Il cameramen sembra aver perso i sensi. Ma la camera è ancora accesa. Scorgiamo tre lettere, scritte con un rosso acceso. E' sangue. L'uomo si è ferito appositamente per lasciare il segnale del suo passaggio.



M...V...P





... Sta tornando ...

... Quello di un tempo ...

... Ancor più forte, spietato e motivato ...